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Riti, cerimonie, procedureIl vodu hatiano: sistema di cura o religione?Nicolas Vonarx ha realizzato nel 2005 una tesi di antropologia all'Università di Laval (Québec, Canada) sotto la direzione di Raymond Massé, dal titolo: Il vodu haitiano: sistema di cura o religione? Situare il vodu nel quadro del pluralismo medico-religioso di Haiti. Il vodu haitiano è considerato da molto tempo come una religione afro-americana, e oggi non si mette più davvero in discussione questa costruzione teorica. Ma una analisi epistemologica e critica dei saperi prodotti fino ad oggi sul vodu dimostra che la definizione del vodu come religione è una costruzione che risponde a degli imperativi economici e religiosi. Adottando invece un approccio microsociale per analizzare il vodu nella realtà haitiana, cercando dei dati empirici in proposito e tenendo conto dei significati locali, ci si accorge invece che i saperi e le pratiche relative al vodu si iscrivono anzitutto nel sistema haitiano di cure. Questo spostamento del vodu è giustifiato dallo studio degli itinerari terapeutici degli haitiani che ricorrono ad esso prima di tutto per ragioni di salute, indipendentemente da quella che è la propria affiliazione religiosa. Da questa prospettiva, il vodu può essere definito come un sistema di cura dentro il pluralismo medico-religioso haitiano, dato che risponde a certi criteri definiti nella letteratura dell'antropologia medica, dell'etnomedicina e dell'etnopsichiatria. Sciamanesimo attraverso i tempiJeremy Narby, autore di un libro molto letto, Il serpente cosmico, dove già aveva sperimentato un tentativo di dialogo tra scienza e sistemi altri ("tradizionali") di conoscenza a partire dallo sciamanesimo amazzonico e dall'uso di piante psicoattive, in questo libro scritto con Francis Huxley ( Shamans Through Time. 500 Years on the Path to Knowledge, Penguin, New York, 2004, p. 324) traccia, citando gli Autori che si sono soprattutto occupati della questione, il lungo percorso dell'interazione tra sciamanesimo e rappresentanti, prevalentemente europei o nordamericani, delle discipline scientifiche (in particolare medici, antropologi, etnologi, psicologi, psichiatri). Il libro è diviso in diverse parti, in parte cronologicamente sovrapponentesi. In ciascuna di esse citazioni di vari autori testimoniano dell'atteggiamento all'epoca prevalente. La prima, che copre due secoli (16° e 17°), è dominata dalla visione cristiana che voleva gli sciamani "ministri del demonio"; la seconda (18° secolo), in cui l'impronta razionalista diviene dominante, e in cui da prestidigitatori stimati dai selvaggi gli sciamani divengono impostori; la terza (19° e inizio 20° secolo) è l'epoca segnata dall'entrata in campo degli antropologi, e dai primi tentativi "obiettivi" di descrizione del fenomeno; la quarta (dal 1929 al 1962) è caratterizzata da un approfondimento delle teorie e pratiche sciamaniche da parte di antropologi, medici e psicologi; nella quinta (1956 - 1987) prende piede nella pratica antropologica ed etnologica l'osservazione partecipante; la sesta (1967 - 1994) è segnata da studi che hanno portato dati e dimostrazioni di fenomeni complessi e difficilmente riducibili. Infine, nella settima (1962-2000) sono raccolte le testimonianze dei tentativi migliori di promuovere un cammino in cui "la conoscenza globale e le conoscenze locali, indigene, possano andare insieme pur restando distinte". Il libro è certo utile per chi sia interessato a comprendere meglio come rapportarsi alla parte "magica" dello sciamanesimo e, più in generale, delle medicine tradizionali. Tra l'altro, questa visione da una posizione "meta", che conosce la scienza ma che ne riconosce i limiti, delle difficili relazioni tra scienziati e sciamani permette di cogliere la poderosa accelerazione con la quale sta emergendo, al posto della contrapposizione che ha dominato il passato, una possibile intesa e collaborazione tra rappresentanti dei diversi sistemi di conoscenza. |
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