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Presentazione del II anno del PVMTMS
(di Iside Baldini e Pietro Ferrero Maggio 2008)
Il programma MT, concepito inizialmente dal gruppo delle cinque ONG italiane, prosegue oggi grazie al lavoro congiunto di altri nove attori, senegalesi e maliani, che grazie al partenariato rendono possibile quella che si sta configurando, in maniera sempre più chiara, come un’esperienza di sviluppo locale. Progetti di tale ampiezza e complessità non possono che essere plurali e sarebbero difficilmente gestibili da un solo attore.
Le cinque ONG italiane hanno in comune il fatto di lavorare in settori quali la protezione ambientale, il rafforzamento delle produzioni del settore primario (agricoltura, allevamento, pesca); l’educazione, l’appoggio alle infrastrutture comunitarie (scuole, pozzi, magazzini, casse di risparmio e di credito); il rafforzamento delle competenze delle organizzazioni di base e l’appoggio al decentramento amministrativo attraverso. Esse condividono, quindi, l’obiettivo di sostenere il rafforzamento comunitario e l’impegno di chiunque si senta coinvolto nello sviluppo locale del proprio territorio.
Tre delle 5 ONG avevano un’esperienza precedente di gestione di un progetto di valorizzazione della MT e una sola di queste ha la vocazione statutaria di operare per la valorizzazione di saperi e di saper-fare appartenenti ad altre culture al fine di incrementare la ricerca e migliorare la salute delle popolazioni.
Perché, allora, ONG che non sono addentro al settore della MT in maniera specifica decidono di partecipare alla realizzazione di un progetto in questo ambito in Africa?
L’eredità dell’esperienza di cooperazione realizzata a Bandiagara nella seconda metà degli anni ’80 e all’inizio del 2000, ha dimostrato alle ONG che hanno costituito la Piattaforma MT, che l’appoggio al rafforzamento del dispositivo della MT va ben oltre il semplice arricchimento delle risorse sanitarie di un territorio. Inoltre esse lavorando tutte nel settore della protezione ambientale e, conseguentemente, appoggiando le iniziative promosse dalle comunità locali hanno potuto constatare che i guaritori costituiscono una risorsa imprescindibile per lavorare sulla protezione dell’ambiente, a regione della loro raffinata conoscenza delle piante e della loro posizione di estrema autorevolezza in seno alle comunità locali. I guaritore sono chiamati a intervenire in caso di problemi sociali e nella presa di decisioni riguardanti la comunità. Essi giocano, inoltre, un ruolo molto importante nell’educazione dei giovani, sia attraverso le cerimonie di iniziazione, sia attraverso l’insegnamento delle norme sociali nella gestione della vita quotidiana della comunità (negoziazione e risoluzione dei conflitti sociali, regolamentazione dei cicli di produzione agricola, ecc...). Il guaritore, essendo uno dei garanti della cultura e dell’identità dei luoghi e delle popolazioni che li abitano, è inoltre una risorsa fondamentale per lo sviluppo comunitario, ed è il soggetto che interviene per tamponare e rimediare alle situazioni difficili (o addirittura evitarle) che possono abbattersi sulla comunità.
A partire da queste constatazioni, gli operatori delle cinque ONG hanno, dunque, iniziato a riflettere su cosa fosse la MT e su che tipo di figura rappresentasse un guaritore. Hanno impiegato un anno e mezzo solo per accordarsi su cosa, per loro e per le istituzioni che rappresentavano, significassero termini quali:
- salute
- malattia
- ruolo del TT in tutto questo
- valorizzazione della medicina tradizionale
- sviluppo
Quando gli operatori delle ONG, dopo aver costituito la Piattaforma MT intorno ai principi fondamentali elaborati, hanno proceduto all’identificazione delle attività del progetto, i guaritori si dicevano ciechi e di aver bisogno della loro guida nonostante, in realtà, fossero i rappresentanti delle ONG italiane ad aver bisogno della guida dei guaritori; se loro si dicevano ciechi rispetto allo sviluppo, nei confronti del dispositivo della MT gli operatori delle ONG si sentivano stupidi. Questi ultimi hanno quindi supposto che la cosa migliore da fare fosse di creare un quadro di concertazione, all’interno del quale ognuno potesse sentirsi a suo agio, dicendo ciò che sapeva e ciò a cui teneva, con lo scopo di migliorare il benessere di tutti. Hanno cercato di fare in modo che chiunque volesse dire qualcosa intorno al tema della MT e dello sviluppo del benessere delle popolazioni, potesse farlo.
Così, dopo un anno e mezzo di concertazione per mettersi d’accordo sulle parole e i concetti da utilizzare, dopo quattro anni per la scrittura del progetto e l’ottenimento del finanziamento dal MAE italiano, e dopo circa due anni per iniziare concretamente le attività, esiste oggi un progetto che è, concretamente, un luogo di discussione, un tavolo intorno al quale ognuno può parlare delle proprie esperienze, delle proprie motivazioni, dei propri desideri condividendoli con gli altri. Un tavolo attorno al quale si parla con gli altri, e lo si fa in più di 10 lingue diverse. Poiché dietro ogni lingua c’è una cultura specifica, con visioni del mondo differenti, uno degli impegni principali del progetto è l’intermediazione culturale e lo scambio.
Sono stati proprio i partner africani che hanno sollecitato quelli italiani in questo senso, esprimendo il desiderio e l’interesse a costruire occasioni di incontro e dialogo tra guaritori e operatori dello sviluppo locale e della sanità. Dopo circa due anni di progetto, possiamo dire che gli scambi realizzati hanno permesso delle grandi aperture in ogni zona in cui si sta lavorando. Ognuno attinge dall’esperienza dell’altro idee e pratiche da riutilizzare, adattandole, nella propria situazione.
Anche gli operatori delle ONG italiane hanno imparato molto da questi scambi, e si sono interrogati a lungo sul significato di salute e su come si possa concretamente valorizzare la MT per rafforzare lo stato di salute delle popolazioni.
Per gli operatori delle 5 ONG, il dispositivo della MT non coinvolge solamente l’ambito sanitario, nonostante si riconosca a questa componente una grande importanza. Altri temi ugualmente importanti sono l’ambiente, la sensibilizzazione sociale delle popolazioni, l’educazione, la cultura, l’economia attraverso le attività generatrici di reddito e, in definitiva, l’appartenenza identitaria che la medicina tradizionale contribuisce a costruire.
Quando, due anni fa, è iniziata la realizzazione di questo progetto, la prima questione da affrontare è stata la condivisione con le associazioni dei guaritori e degli attori di base, di ciò che era stato deciso e scritto, più di quattro anni prima, nel documento di progetto, in vista della sua riattualizzazione. Non solo il dossier del progetto è stato distribuito a tutti gli attori, ma l’equipe di coordinamento ha impiegato due mesi per discuterne con loro il contenuto, perché potessero appropriarsene concretamente. Cos’era questo documento? Chi l’avevo scritto ? Qual era il suo contenuto? Tutto il gruppo dei 14 partner ha ripreso in mano il documento e ha riscritto il progetto. Si è chiesto a ognuno di esprimere i propri sogni e bisogni rispetto alla valorizzazione della MT, e si è discusso su come fare per modificare quello che c’era scritto nel dossier per farlo coincidere con le aspirazioni di ognuno nel rispetto degli impegni presi con i finanziatori (pubblici e privati).
Qual era il ruolo di ognuno? Come iniziare le attività?
Questa consultazione iniziale è stata lunga e faticosa poiché si è dovuto riscrivere l’intero documento di progetto, ma questo sforzo ha poi consentito di lavorare in un’atmosfera di rispetto e fiducia reciproca rafforzatasi anche grazie alla realizzazione degli scambi a livello nazionale e sud-sud, che hanno permesso una condivisione delle diverse esperienze e percezioni.
I principali settori d’intervento del progetto, presi in considerazione e confermati dal lavoro di riattualizzazione del primo anno di attività, sono stati :
1. il rafforzamento delle Associazioni dei guaritori;
2. la tutela dell’ambiente;
3. la promozione della salute e il collegamento tra la medicina tradizionale e la medicina convenzionale.
Per riassumere, durante la prima annualità del progetto (che, di fatto, è stato prolungato sino a 22 mesi) si è lavorato su una visione condivisa dei principali temi che le attività promosse sviluppavano, sulla costruzione collegiale di un metodo di lavoro e di un ambito di riferimento etico, la scoperta dei bisogni, dei sogni e delle paure di tutti gli attori, compresi quelli delle cinque ONG italiane.
Questo è stato, principalmente, un lavoro di negoziazione sociale e d’intervento tecnico sulle pratiche, sulla messa a punto degli strumenti, e sulla responsabilizzazione di ognuno. Alla fine della prima annualità è stata fatta una valutazione che ha coinvolto sia gli attori senegalesi e maliani sia quelli della piattaforma delle ONG italiane, per migliorare il lavoro della seconda annualità. Tutti i partecipanti alla valutazione hanno constatato che il lavoro di rafforzamento delle capacità delle associazioni era stato importante e che andava continuato, come sarebbe stato importante continuare l’appoggio alle ATT per la realizzazione di infrastrutture quali i giardini botanici e le loro sedi. Nel settore della formazione, gli scambi sono stati valutati come portatori di innovazioni reali, così come l’apertura ad altri attori e progetti simili (come il progetto sulla salute comunitaria di Medicos del Mundo in Senegal, o le iniziative legate ai Fondi Italie-CILSS in Sénégal e in Mali).
Per il secondo anno i partner del progetto hanno proceduto allo stesso lavoro di riattualizzazione delle attività; i seguenti due settori sono stati identificati come prioritari :
- Quello delle Attività Generatrici di Reddito (AGR). Uno dei problemi principali emersi dalle associazioni dei guaritori che collaborano al progetto è che esse incontrano delle difficoltà nell’identificare attività collettive concrete che possano riunire i loro membri attorno a un’azione comune, che migliori la loro partecipazione alla vita associativa. Allo stesso tempo, esse lamentano una carenza di mezzi finanziari per promuovere i loro servizi per la salute e la cultura e non riescono a sostenere economicamente i loro membri. L’ipotesi formulata è quindi relativa al fatto che l’appoggio alle associazioni dei TT per identificare e realizzare le AGR comunitarie dovrebbe aiutarle a diventare più autonome rispetto ai finanziamenti esterni e a rafforzare i loro servizi a beneficio delle comunità.
- Quello della salute. La valutazione dell’andamento delle attività di formazioni rivolte ai TT sull’articolazione dei due sistemi di cura, ha messo in evidenza il riprodursi costante di uno schema relazionale in cui l’infermiere svolgeva il ruolo dell’insegnante e i guaritori svolgevano quello degli allievi. Questo portava a una trasmissione dell’informazione a senso unico piuttosto che a porre le basi per un’articolazione tra i due sistemi, che ricasca pari dignità a differenti saperi e saper-fare. Partendo da questa riflessione, per la seconda annualità del progetto, abbiamo trasformato le formazioni unidirezionali in giornate di scambio, per aprire un dialogo tra la MT e la MC, anche allo scopo di creare una possibilità di una visione costruttivamente critica di un sistema sull’altro nonché una reciproca apertura. C’è sicuramente qualcosa di buono in quello che l’altro dice, ma l’apertura da sola non serve se non calibrata da una possibilità di considerazioni critiche che consentano di costruire percorsi articolati e complementari, arricchiti delle diverse posizioni. I partner del progetto sono arrivati alla consapevolezza che è importante evitare la diffidenza assoluta ma anche la condiscendenza acritica. Cercando uno spazio per questo tipo di articolazione tra le due medicine, il progetto sta promuovendo la sperimentazione di consultazioni congiunte tra guaritori, medici, infermieri, antropologi, psicologi.
Per concludere, i partner di questo progetto stanno lavorando per contribuire a migliorare il benessere delle popolazioni delle zone in cui intervengono; ma cercano anche di lasciare alle comunità la possibilità di definire ciò che per loro è « benessere ». Essi cercano di non decidere al posto delle persone che vivono, ognuna, la propria realtà, ma le sostengono là dove possono Partecipando a questa dinamica, le ONG della Piattaforma continuano a riflettere e ad aggiornare il loro modo di fare e di pensare. Laddove le loro forze incontrano dei limiti, cercano di facilitare la relazione degli attori africani del progetto con altri partner locali o internazionali, allargando la rete sociale e le relazioni di partenariato.
Intervista al Capo Progetto, Dott. Iside Baldini, il 09.10.06:
«Il Progetto è iniziato ufficialmente nell’Ottobre del 2005; le attività sono iniziate il 1. Marzo 2006 con l’arrivo in Senegal mio e dell’altro Cooperante italiano.
Il lavoro principale fatto finora è la riattualizzazione del Progetto. Abbiamo verificato con i Partner locali se, dal punto di vista degli obiettivi, si poteva considerare ancora valido. Il Progetto era stato concepito, e le relative azioni identificate, tra il 1998 e la fine del 2001 quando è stato presentato al Ministero degli Affari Esteri italiano, rivisto nella sua versione originale per almeno due o tre volte, forse anche quattro, e la versione definitiva, quella che poi è stata finanziata, è dell’Aprile 2004. Ma tra il 2002 e il 2004 le revisioni sono state solo di tipo tecnico non di contenuto, a parte la concentrazione dell’intervento su due Paesi anziché i quattro che erano previsti all’inizio. L’impianto generale del progetto è rimasto invariato; sono cambiate solo alcune delle attività.
Nella riattualizzazione, otto anni dopo l’identificazione del Progetto, abbiamo scoperto che la concezione, le linee generali erano ancora assolutamente valide e attuali. L’asse portante del progetto sono proprio gli scambi tra i guaritori e il rafforzamento delle dinamiche locali, sia dei guaritori che delle organizzazioni di base che li sostengono o che, per certi aspetti, li inglobano anche, e con le quali loro si coordinano. Questa parte è rimasta valida, ed è quella che viene riconosciuta dai Partner come centrale. Anche altri, come altre ONG e i Ministeri stessi che lavorano in questo ambito trovano questa componente del progetto innovativa e interessante; anche se poi per esempio ai Ministeri questa impostazione può creare problema perché aumenta le possibilità di autonomia dei guaritori e li rafforza nelle loro possibilità di scelta e di azione. Ma questo bisogno di controllo centrale per paura del diffondersi delle pratiche dei ciarlatani può essere sostituito, anzi reso più efficiente dal rinforzo delle dinamiche associative, dal controllo che le Associazioni stesse di Terapeuti Tradizionali attivano per contenere i ciarlatani. Loro stesse riconoscono quanto siano a loro volta danneggiate dal diffondersi del fenomeno, in quanto tutto il sistema della medicina tradizionale tende a perdere credibilità..
La riattualizzazione quindi ha riguardato soprattutto le attività de progetto, perché ci sono state e sono in atto modifiche reali, sia per ciò che riguarda le ONG che hanno promosso il Progetto, dato che la loro presenza sui territori identificati all’inizio come zone di intervento, in alcuni casi si era rafforzata e in altri indebolita, con conseguenze sulla fattibilità delle attività previste, pensate come un innesto di certe tematiche su attività già in corso ad opera delle ONG, per garantire un miglior impatto e anche la continuità e la sostenibilità delle azioni. L’altra questione che abbiamo affrontato con la riattualizzazione è stata che i partner identificati all’inizio hanno oggi ampliato e rafforzato la loro presenza sul territorio creando alleanze con altre realtà che all’inizio non c’erano, o non erano visibili, accelerando così, in certe zone, le dinamiche di sviluppo che riguardano la valorizzazione della Medicina tradizionale. Oltre ai 7 partner promotori de progetto, anche 5 partner operativi hanno preso parte al lavoro di riattualizzazione che è durato due mesi ed è sfociato nel primo scambio Sud-Sud, in occasione del quale attraverso un processo complesso, e partecipato, è stato elaborato il protocollo esecutivo della prima annualità del progetto, che è stato poi firmato da tutti in occasione del successivo scambio Sud-Sud.
Contemporaneamente è iniziato il lavoro sul rafforzamento delle capacità sia delle équipe operative identificate sia dei Terapeuti Tradizionali attraverso attività di formazione e sensibilizzazione. Il lavoro principale dunque nei primi sei mesi del Progetto è stato di organizzare e avviare il dispositivo progettuale e iniziare la formazione e animazione. In alcune zone si è iniziato anche a impostare alcune delle attività concrete. Per esempio sia in Mali che in Senegal sono state messe in sicurezza e migliorate due sedi di Associazioni (FATTB e Yungar) ed è stato iniziato un lavoro di preparazione dei vivai per gli orti botanici per le piante officinali in collaborazione con i Ministeri competenti. Quindi si stanno avviando le attività concrete anche migliorando in alcuni casi l’equipaggiamento dei partner, come attraverso l’acquisto di moto per la FATTB in modo di consentire maggiore mobilità ai membri dei Comitati Direttivi delle singole associazioni, e quindi facilitare gli scambi tra loro. Come si è già accennato, due scambi Sud-Sud sono stati organizzati uno in Senegal e l’altro in Mali. Il primo è servito soprattutto ad avviare la conoscenza e le possibilità di incontro tra i rappresentanti delle Associazioni di Terapeuti Tradizionali e gli altri attori; il secondo è stato invece uno scambio tematico che ruotava attorno alle possibilità e le esperienze già in atto di articolazione tra la Medicina Tradizionale e quella Convenzionale. A questo secondo scambio erano state invitate anche le autorità sanitarie e i rappresentanti del Ministero della Salute.
Nel frattempo il Progetto è stato presentato sia in Mali che in Senegal in occasioni pubbliche, come per esempio in occasione della Giornata Africana della Medicina Tradizionale che è stata una grande vetrina, con echi sui vari media. Esse sono state inoltre occasione per i partner di confrontarsi con altre realtà attive nello stesso ambito ma su altri territori. Alcune di esse, anche interessate alla qualità del discorso, hanno manifestato l’aspettativa di poter entrare nel progetto e beneficiare delle risorse esistenti.
Da qui alla conclusione della prima annualità prevediamo di avviare gli orti botanici in tutte le zone previste, tranne a Youvarou, di rafforzare e ampliare le strutture per le Associazioni (sedi o addirittura centri clinici, anche se questo secondo aspetto è ben più complesso e difficile). Sono previsti anche altri due scambi nazionali (uno in Senegal e l’altro in Mali) e due Sud-Sud, e ci sono attività di formazione che continuano.»

Documenti relativi al PMTSM consultabili off-line:
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] Il Programma, documento di progetto Aprile 2005
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] Rapport Activités Formation I Sémestre 2006
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] Projet MT Protocole Exécutif 2006
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] Projet MT Protocole Exécutif 2007-2008
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] Rapport Atelier d'évaluation Nat Popenguine 12-15 Juin 07
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] Rapport Atelier d'évaluation Bandiagara Mai 07
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] Rapport Atelier d'évaluation Kolokani Mai 07
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] Rapport Atelier d'évaluation FATTB Julllet 08
- [Scarica
] Rapport Atelier d'évaluation Popenguine Août 08
- [Scarica
] Iside Baldini - Rapport Mission Projet Mai-Juin 07
- [Scarica
] Pietro Ferrero - Rapport Mission Projet Mai 07
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